Qualcuno a PeaceReporter mi deve aver letto nel pensiero oppure era un collegamento troppo facile per non poterlo fare: a quanto pare, dati statistici alla mano, e’ piu’ facile muorire sul posto di lavoro (o nel recarsi sul posto di lavoro) che per mano di un omicida.
Quindi verrebbe quasi domandarsi perche’ la parola “SICUREZZA” tanto ripetetuta (e tanto nausabonda) in questi giorni non viene applicata dove effettivamente ce n’e’ bisogno. A parte che chi ne sa piu’ di me (un generale dei Carabinieri) fa notare che per l’operazione Vespri Siciliani furono allora dispiegate forze nettamente maggiori in senso assoluto (non vorrei aver sentito male, ma diceva 20mila unita’), senza contare che erano operative in una sola regione. Ora di unita ne hanno messo 3mila circa su tutto il territorio nazionale. Solo questo farebbe pensare un po’ su quanto possa essere utile. E su quanto tutte le dichiarazioni espresse a reti unificate siano della consistenza di un peto (cit).
Se non bastasse questo si potrebbe discutere anche della mappa dove queste forze supplementari sono state dislocate: ad esempio, a Milano, mica sono a Sesto San Giovanni o a Rozzano o a Quarto Oggiaro (e la lista potrebbe allungarsi con tutti quei simpatici posticini dell’estrema periferia milanese), no, sono in pieno centro, in piazza Duomo. E poi vengono a dire che il primo caduto nella rete di questa nuova formula per la sicurezza e’ un ciula che accecato dall’ira rompe il vetro di una cassettina antincendio. Ora possiamo sentirci tutti piu’ sicuri. Insomma, queste sono solo alcune considerazioni terra terra, senza voler andare troppo sul filosofico.
Caro Ministro La Russa, io mi togliero’ anche il mio sottofondo sessantottino, lei pero’ eviti di sparare cazzate dall’alto della sue deficienza fascistoide: per quanto possiate bombardare i TG con le facce contente degli intervistati per la presenza dei militari, l’operaio continuera’ a muorire finche’ gli ispettori del lavoro saranno pochi e dalla vita difficile. E sicurezza, mi piace ripeterlo, e’ anche quello di non arrivare (vivo) sul posto di lavoro e trovarsi qualcosa tra le chiappe che risponde al nome di “CONTRATTO FLESSIBILE”.
Cosi’, giusto per andare a dormire dicendo la propria sulle cazzate (troppe) sentite in questi giorni.
Qualcuno si potrebbe chiedere perche’ non l’ho fatto prima, io potrei rispondere chiedendo perche’ secondo lui Troublezine ha una fantomatica versione 5 in cantiere da piu’ di un anno o perche’ da maggio non mi sono ancora accorto di aver pubblicato alcune fotografie su Flickr.
In ogni caso non e’ mai troppo tardi per porre rimedio (da qui in avanti, non mi metto di certo a sistemare tutte le foto vecchie), quindi ecco le nuove cornici per le foto che pubblichero’. I colori della scritta THiNK iNDiE dovrebbero essere questi due, devo solo capire perche’ esportando le foto per il web il verdino e il violetto diventano cosi’ smunti. Indaghero’. Intanto ecco due esempi con le foto dei Franz Ferdinand dell’altra sera.
Dopo aver mancato all’appuntamento di due anni fa a Torino ero intenzionato a non volermi perdere un altro concerto degli scozzesi ed eccomi quindi in splendida compagnia in uno splendido scenario quale puo’ essere il castello estense di Ferrara. Dopo il piacevole viaggio nella bassa lombarda per evitare il traffico sia passando da Verona che passando da Bologna non rimane che aspettare il primo gruppo (The Cribs, ero giu’ anche per loro ma fondamentalmente passano in secondo piano davanti ai FF) e rimanere in attesa di Alex Kapranos e soci. 16 brani nella scaletta ottenuta prima del concerto piu’ una canzone omaggio offerta dalla ditta vista la calda accoglienza del pubblico italiano al mix di canzoni vecchie e nuove che e’ stato suonato. C’e’ solo da sperare che si diano una mossa a far uscire il nuovo album, alla fine se vogliono pubblicarlo nel 2008 come nei piani iniziali non possono tentennare ancora a lungo. E mi auguro solamente che non facciano qualche concerto in Italia quando sono in America. Si, baratterei qualche giorno in meno in America con un concerto dei Franz viste le emozioni dispensate a piene mani l’altra sera.
Ritrovarsi in un pomeriggio alcune delle bands su cui si e’ soliti finire in loop sull’iPod e’ sicuramente un buon modo di passare un pomeriggio di inizio luglio a Milano. Chiamarlo pomeriggio di inizio estate sarebbe un po’ troppo pretenzioso vista la sequenza ininterrota di violenti temporali nella milanese. Il clima straordinariamente mite di Milano accoglie quindi Those Dancing Days (from Sweden with much love), Good Shoes, Maccabees e Rakes (spero che non sia necessaria alcuna presentazione). Uno meglio dell’altro con il botto finale di Alan. Peccato per l’assenza del pass photo (organizzatori infami) e per i prezzi assurdi delle birre (a inizio pomeriggio una da 0,3l veniva 8€ poi dopo diversi mugugni portata a 5€, alé!). Il risultato ottenuto non e’ di certo da meno di quando sono a 2cm dalle scarpe dei cantanti.
E venne finalmente il momento del concerto che attendo da tempo: i Flogging Molly. Mi erano stati consigliati da uno su IRC anni e anni fa e non ho potuto fare a meno di seguire i successivi album.
Intervista nel pomeriggio e concerto alla sera e’ il minimo che avessi preventivato, ci mancava solo una buona Guiness con il cantante. In ogni caso un sacco di gente, ottima compagnia e la voce che a furia di cantare e’ venuta a meno. C’e’ solamente da sperare di vederli a breve: intanto dato che Dave King e consorte (la violinista) si sono spostati in Irlanda potrebbero ben vedere di fare qualche data in piu’.
Manco sto a dirlo, ma il resto delle altre foto sono sul mio Flickr.
Dopo 6 mesi circa dal tentativo di assistere ad un concerto al Rocket (Wombats, un esame il giorno seguente, pioggia a non finire e un fottio di gente) ci si ritrova ancora nella stessa situazione, cambiano solo i gruppi. In piu’, cosa non da poco per la mia scarsa sopportazione, si mette il caldo, tanto caldo considerando la venue minuscola e il braccino corto del gestore che lesina l’aria condizionata. Sul palco prima dei Futureheads ritroviamo delle vecchie conoscenze, Pink Rays (concerto dei Rakes giugno 2007) e merci Miss Monroe (concerto BRMC novembre 2007 piu’ innumerevoli altre volte che me li sono persi). Le foto non sono venute esaltanti, il flash esterno era ancora dall’altra parte dell’oceano e le luci erano pressoche’ inesistenti. C’e’ comunque da rimanere soddisfatti considerando il contesto.
Il resto delle foto? Ovviamente sul mio account Flickr.
La giornata non si prestava di certo a voler uscire di casa visto il tempo pessimo (stesso tempo che poi ha accompagnato per i successivi 2 mesi) e se non fosse stato per la buona compagnia anche il concerto avrebbe messo del suo. Non so se gli organizzatori del Give it a name riescono sempre a portarsi sfiga da soli (visti i flop clamorosi successivi) ma nonostante l’ottima location del Live di Trezzo (mai stato, ottima impressione) il vuoto di pubblico era ben visibile. La cosa peggiore e’ stato il fuggi fuggi generale finita la penultima band e prima dell’esibizione dei Bedouin Soundclash che si sono ritrovati headliners nonostante non centrassero molto con le bands che li hanno preceduti. Loro hanno suonato benissimo, semplicemente erano stati infilati nel posto sbagliato il giorno sbagliato con le bands sbagliate. Peccato.
p.s. mi sono appena accorto, nonostante siamo a luglio e il concerto era a maggio, che non ho caricato tutte le foto che avevo fatto, alé! A breve vedo di rimediare.
Trasferta in terra emiliana per l’unica data italiana del duo newyorkese presso Il Covo, “famoso” locale alternativo bolognese. Nessun gruppo spalla, un sacco di gente (e di caldo) solo per loro. Pubblico e band carichi, il concerto dura un’oretta e mezza e include pure il bagno di folla del cantante.
Qualche istantanea dalla oramai mia Canon EOS 30D. Le altre sono sparpagliate per il mio account su Flickr
Sono partito come un razzo il giorno che ho deciso di abbandonare ratatuia.eu/net e avviare thinkindie.it ma poi, complice la mia inerzia atavica, si e’ fermato tutto li’. Nel mentre pero’ non sono mancate le occasioni di cui avrei potuto scrivere qualcosa dato che di concerti ne ho visti e di foto ne ho fatte. Quindi ora cerco di recuperare quanto possibile pubblicando qualche foto in posts separati.
Brevissimo post introduttivo. Da premettere ci sarebbe ben poco, da scrivere tanto, cercando di non far fare la fine del precedente blog. Novità rilevante, oltre ad aver cambiato la grafica (sperando che mi lasci soddisfatto a lungo), il nome (che lascia intendere di cosa parlerò prevalentemente, anche se non in via del tutto esclusiva): dopo lungo meditare ho ceduto al lato oscuro di un blog già fatto. Scaricato, caricato, installato e personalizzato. Poco sbatti massima (spero) resa.